//I due sindaci dei “Parchi del Delta”
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I due sindaci dei “Parchi del Delta”

GASPARINI E VIVIANI NEL CONSIGLIO DIRETTIVO DI “FEDERPARCHI”

I sindaci di Loreo, Moreno Gasparini e di Goro (Ferrara), Diego Viviani, rispettivamente presidenti del Parco Regionale Veneto Delta del Po e Parco Regionale Emiliano Romagnolo Delta del Po, sono entrati nel consiglio direttivo nazionale della Federparchi. Per i due primi cittadini, da pochi mesi alla guida dei due parchi regionali del Delta del Po, questo nuovo incarico è stato veramente inaspettato ma, evidentemente è stato riconosciuto il valore naturalistico dell’area deltizia per cui la loro presenza in questo organismo nazionale avrà un peso importante anche, e non solo, per la valorizzazione dell’area e dei parchi stessi. Qui, nel Delta, dove la terra e l’acqua si confondono, si viene coinvolti da improvvisi colpi di scena; questi angoli apparentemente tutti uguali (valli d’acqua e da pesca, lagune, scani e paludi, canali, spiagge e pinete) nascondono molte sorprese. Oltre che luogo per eccellenze di itinerari naturalistici, ambientali, colturali e gastronomici, il delta del Po è anche la base ottimale di partenza per ricognizioni turistiche e storico-culturali nelle vicine città-gioiello come Rovigo, Adria e Loreo con musei e pinacoteche, chiese e ville palladiane: città d’arte a misura di uomo; la nobile Ferrara con la sublime città d’acqua Comacchio e la tranquilla Pomposa con il complesso monastico benedettino; la città etrusca di Ravenna con i suoi preziosi mosaici, mausolei e la settecentesca tomba di Dante Alighieri; la blasonata Venezia con le innumerevoli chiese, musei, ville palladiane sulla Riviera del Brenta e Chioggia-Sottomarina; Padova con il suo enorme patrimonio artistico: basilica di Sant’Antonio detta del Santo, Palazzo della Ragione, la cappella degli Scrovegni con preziosi affreschi giotteschi e il famoso Orto botanico fondato nel 1545, con settemila esemplari, il più antico del mondo ancora nella sua collocazione originale. Queste nomine “improvvise” potrebbero anche essere l’avvio di un processo, sicuramente discutibile in maniera negativa e positiva dalle comunità deltizie del polesine e del ferrarese (Regioni…comprese), che porta alla trasformazione dei due parchi in uno solo (interregionale) oppure uno solo, ma nazionale. Il parco Delta del Po veneto interessa 9 comuni con un perimetro di circa 13.600 ettari mentre il Parco Delta del Po emiliano-romagnolo interessa 9 comuni ma con un perimetro di circa 16 mila ettari più le aree contigue ovvero protette (che non sono vero e proprio parco perché in esse si può andare a caccia) arrivando così ad un perimetro di circa 54 mila ettari. Nel recente consiglio direttivo nazionale della Federparchi, presieduto da molti anni da Giampiero Sammuri, presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, si è inoltre, discusso a lungo sulla situazione determinatasi nelle aree protette a causa della pandemia Covid-19 e sulle difficoltà e potenzialità legate alla ripresa dell’attività, anche se non si è mai completamente fermata ma si è continuato sulla progettazione soprattutto europea e si è lavorato in streaming. Particolare attenzione, riporta una nota di Federparchi, è stata posta sul tema delle “Zone economiche ambientali” di cui è stata ribadita l’importanza ma per le quali, come già ampiamente espresso negli ultimi due mesi, si sottolinea come siano limitate ai soli parchi nazionali mentre andrebbero estese a tutte le aree protette italiane. “Di questa inaspettata nomina nel consiglio direttivo nazionale di Federparchi – ha detto il presidente Moreno Gasparini – ne sono veramente orgoglioso ma nello stesso tempo mi sento caricato di ulteriore responsabilità nel dover autorevolmente rappresentare il nostro Parco Regionale Veneto del Delta del Po. Porterò in quella sede tutta l’importanza che ha il nostro Parco a livello non solo regionale ma nazionale e mondiale, essendo un’area giovane, sottratta al mare ed ora in pericolo a causa della subsidenza, ma unica al mondo per il suo ambiente e la sua invidiabile ricchezza, con un ecosistema naturale straordinario, che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’Umanità”.

Giannino Dian

Foto: Moreno Gasparini  e Diego Viviani