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Sulla retta via

Fase 3 post emergenza

La necessità della vita interiore

Speriamo che la riattivazione della normalità, sebbene nel segno delle distanze e delle mascherine, non ci faccia mettere da parte l’appello fondamentale che Dio ci ha rivolto attraverso la quarantena a cercarLo dentro di noi, e dunque a formarci alla preghiera, alla vita interiore, al rapporto con la Parola, al discernimento come arte e come atteggiamento, al silenzio. E d’altro canto, tutto questo è un appello alla Chiesa “docente”, perché punti di più alla formazione dei fedeli in tal senso, cioè nel senso di una maturità della preghiera che sappia nutrirsi di Scritture, di contemplazione, di momenti di ritiro.

Custodire la memoria di quanto nella quarantena abbiamo scoperto e compreso circa le possibilità diverse che abbiamo nel nostro rapporto con il tempo, il mondo e gli altri è fondamentale, se vogliamo davvero fare un passo avanti e convertire la crisi della pandemia in un kairos, in un momento favorevole di crescita – e solo nel quadro di un ripensamento del nostro essere nel mondo e con gli altri possiamo affrontare anche la questione spirituale, che altrimenti risulterebbe disincarnata o ideologica.

Dunque a partire da questa settimana proveremo a risvegliare da una memoria che va man mano sbiadendosi a causa dello sferragliare dell’ordinario quanto di buono è successo nel tempo della pandemia per la nostra vita spirituale.

Anzitutto, dobbiamo dire che da una situazione di necessità è (ri)emersa una verità fondamentale, e cioè che in virtù del sacerdozio universale dei fedeli a ognuno è rimessa in ultima analisi la responsabilità della propria relazione con Dio, cioè della risposta (o meno) a Lui con la fede. Il rifiuto becero e acritico di alcuni, nel picco della pandemia, della sospensione delle celebrazioni sottendeva probabilmente un rifiuto più grave e sostanziale, e cioè quello di “doversela vedere con Dio” a tu per tu, nel segreto della propria stanza (cfr. Mt 6, 6): che gli dico, a Dio, se non passo per i gesti e i linguaggi codificati della liturgia, o delle devozioni rassicuranti perché consuete?

Speriamo che la riattivazione della normalità, sebbene nel segno delle distanze e delle mascherine, non ci faccia mettere da parte l’appello fondamentale che Dio ci ha rivolto attraverso la quarantena a cercarLo dentro di noi, e dunque a formarci alla preghiera, alla vita interiore, al rapporto con la Parola, al discernimento come arte e come atteggiamento, al silenzio. E d’altro canto, tutto questo è un appello alla Chiesa “docente”, perché punti di più alla formazione dei fedeli in tal senso, cioè nel senso di una maturità della preghiera che sappia nutrirsi di Scritture, di contemplazione, di momenti di ritiro, ecc.

Non possiamo ignorare che tante violente affermazioni ideologiche di personaggi pubblici che, mentre brandiscono rosari sconfessano con le loro parole il Vangelo, vengono accolte anche da cattolici in buona fede proprio perché manca in loro questa dimensione interiore, la quale, esprimendosi in un atteggiamento costante di discernimento, nutrirebbe al contempo un sano senso critico rispetto a tutto quello che potrebbe sembrare “cattolico”, ma in realtà non lo è minimamente.

L’esercizio di questa settimana si collega strettamente a quello della settimana scorsa, proprio perché, come dicevamo all’inizio, solo nel quadro concreto dei nostri tempi e delle nostre relazioni si può incarnare una vita spirituale autentica. Pertanto il primo esercizio di discernimento che dobbiamo fare richiede una ripresa della nostra “regola di vita” settimanale redatta la settimana scorsa, in una verifica umile e sincera di come viviamo, e non di come pensiamo che dovremmo vivere.

Guardando all’andamento della mia settimana, e al modo in cui i tempi sono distribuiti nelle varie giornate e nelle varie fasce orarie, proverò a situare nella settimana un’ora di preghiera da vivere a casa nella forma di lectio biblica, di orazione mentale, di preghiera di discernimento, ecc. Quest’ora può essere intera, o distribuita in vario modo (10 minuti al giorno, due volte mezz’ora ecc.). Naturalmente, sarà mio interesse approfondire eventualmente con letture, ritiri, ecc. certi modi di pregare che nella quarantena ho scoperto a me congeniali, e che non vorrei perdere ora. 

Alessandro Di Medio