soldi-europa

Economia

Per farcela servirà una classe dirigente all’altezza e un apparato pubblico che faccia da traino

La buona, buonissima notizia è che arriveranno caterve di miliardi di euro dall’Europa per fronteggiare la crisi da Covid e, soprattutto, rilanciare le economie di quei Paesi che sono in piena recessione: Italia in primis. L’altra buona, anzi ottima notizia è che questi soldi arriveranno appunto dall’Europa: per la prima volta solidale nel muoversi assieme senza guardare solo ai particolarismi. Questa decisione comporta lo stanziamento totale di circa 750 miliardi di euro, con la creazione di titoli di debito europei (una discussione ventennale conclusa in poche settimane) che saranno coperti da tasse europee. Insomma il fondamento di una vera unità europea, non solo di facciata come pareva essere diventata negli ultimi anni. E insieme si sta meglio che da soli. È stata una fatica immane, una trattativa basata su soldi (chiesti soprattutto dagli italiani: abbiamo ottenuto oltre 200 miliardi!) in cambio di condizioni, pretese da certi Paesi nordeuropei. Ognuno ha ottenuto ciò che voleva, ognuno ha dovuto cedere ciò che poteva, come in ogni compromesso. Qui sta forse la notizia meno buona: anzitutto non sono soldi che arriveranno domani, e nemmeno dopodomani. Ci sarebbero quei 37 miliardi di euro pronta cassa del Meccanismo europeo di stabilità, il Mes, che però per incomprensibili motivi l’Italia si ostina a non volere. Soldi che hanno meno condizionalità di quelli che arriveranno dal Recovery Fund, ed è questa l’incomprensibilità. C’è però (poco) tempo per cambiare idea, a noi servono molti, maledetti e subito. Poi, non sono regalati, ma prestati. A tassi minimi, ma prestati. Quindi, secondo determinate condizioni che ancora non sono state definite (o rese pubbliche): in sostanza non potremo sperperarli come siamo abituati a fare. Niente decine di migliaia di nuovi dipendenti alla Regione Sicilia “a grattarsi la pancia”, come da recente definizione del presidente regionale. Niente redditi di cittadinanza a carcerati e mafiosi senza alcun controllo, com’è successo di recente. Niente pensioni sempre più anticipate, perché olandesi e tedeschi le hanno posticipate per darci quei soldi. Niente bonus gelati o incentivi fiscali a… respirare: dovremo utilizzare il secondo piano Marshall della nostra storia per edificare l’Italia del 2100.

Se non lo faremo, ritorneremo all’Italia del 1946. Per farcela, servirà una classe dirigente all’altezza e un apparato pubblico che faccia da benzina e non da zavorra al Paese. Serviranno italiani, e per questo una delle prime misure da finanziare sarà il Family Act: il miglior investimento sul lungo termine che possiamo e dobbiamo fare. Tutto il resto sarà noia, se l’Italia diventerà un Paese per pochi vecchi senza alcuno che li custodisca e mantenga.

Nicola Salvagnin

Lascia un commento