S. Anna di Chioggia – Bosco Nordio

Riaffiora una batteria antiaerea della Grande Guerra, grazie a Luciano Chiereghin che ce la illustra

Già dall’inizio del 1° conflitto mondiale l’aereonautica austro-ungarica eseguiva bombardamenti aerei su obiettivi militari italiani. Tali bombardamenti, anche se erano primordiali, si rivelarono assai insidiosi, al punto tale da costringere l’ammiraglio della Regia Marina Thaon di Revel, capo supremo della piazzaforte di Venezia, che gestiva le batterie di difesa costiera, di servirsi del Genio del Regio Esercito per edificare manufatti cementizi atti ad accogliere artiglierie di cannoni campali da 75mm con affusto su ruote costruiti dall’Armstrong di Pozzuoli nel 1911, che erano assolutamente inadatti a colpire gli aerei nemici in volo, sulla verticale, per via del limitato brandeggio nell’alzo; perciò, si è dovuto adattarli allo scopo nelle maniere più disparate. Anche i proiettili vennero adattati; essi venivano riempiti di sfere metalliche come una granata e dotati di spoletta a tempo per farli esplodere all’altezza desiderata formando una miriade di piccoli proiettili, lanciati in tutte le direzioni e di conseguenza il fragilissimo velivolo veniva colpito e abbattuto. Per adattare questo tipo di cannone e poter abbattere gli aerei furono edificati pozzi in calcestruzzo a forma circolare con una profondità di circa 80 cm e aventi un diametro di 3,30 metri. La corona circolare era spessa 30 cm e veniva graduata, incidendovi delle  tacche su tutti i 360°. Nel caso del Bosco Nordio di S. Anna, la corona era stata suddivisa in 720 tacche (ogni tacca corrisponde a mezzo grado). Il cannone, completo di ruote di cui l’ asse portante veniva imperniato al centro del pozzo e alzato sulla verticale di circa un metro e mezzo rendeva il cannone libero di ruotare in tutti 360°. Svariati furono i sistemi adottati per alzare il cannone per renderlo antiaereo, ma il sistema più comune era quello di edificare un pilone centrale in calcestruzzo a forma di tronco di cono, come nel caso del Bosco di S. Anna. Il pezzo, così alzato, poteva raggiungere un alzo di 70°/80° sulla verticale. Esso, così alzato, appoggiava l’estremità della marra dotata di un indice radente alla corona graduata che scorrendo lungo questa, dotata di una o due ruotine poteva ruotare facilmente sui 360° per dirigere il tiro.  

Nel pozzo, oltre la gradazione si notano i segni, divenuti solchi, dove le ruotine applicate alla marra scorrevano e battevano sulla corona graduata per via dei colpi sparati dal pezzo. Da questi solchi si è potuto dedurre che i velivoli nemici da colpire provenivano prevalentemente da Nord-Est e da Nord-Ovest.  Dal piano di difesa redatto dall’Ammirglio Thaon di Revel risulta che questa primordiale batteria antiaerea fosse composta da quattro pozzi identici per cannoni da 75mm ed estendendo la ricerca in breve tempo sono riuscito a ritrovare gli altri tre, due dei quali parzialmente divelti e il quarto, ancora totalmente sepolto sotto la sabbia, dove si intravvede la sagoma a cerchio per la diversa vegetazione (si tratta di un lichene autoctono molto raro, quindi non si deve in alcun modo deturpare). La distanza tra le singole postazione è di 11 metri l’una dall’altra tutti in linea retta con direzione Nord-Ovest/Sud-Est. Il sistema di rilevamento dei velivoli in avvicinamento veniva affidato a un sistema di ascolto dei rumori dei motori degli aerei in avvicinamento per mezzo di autofoni (specie di grandi imbuti in metallo o legno) che fungevano da amplificatori di suoni, di solito posti distanti decine di km dalle batterie. In questo caso i centri di ascolto erano uno a Loreo sulla vecchia torre e uno ad Adria sul campanile della Cattedrale che, assieme alla stazione radio, provvedeva a inviare, alle singole batterie, i messaggi di allarme di aerei in arrivo, con la direzione di provenienza e di stimata altitudine: così le singole batterie, in base a questi dati, si mettevano all’ascolto con il loro autofono campale e si preparavano al tiro. Il compito di ascolto con questi mezzi molto spesso veniva affidato a personale cieco che si reputava avesse l’udito molto sviluppato. Per proteggere la batteria contro sabotaggi da terra, questa veniva circondata da una trincea di filo spinato e posizionate 2 o 3 mitragliatrici Fiat Ravelli mod. M1914. I cannoni che componevano la batteria, come già detto, erano identici ad un cannone posto nella piazza della chiesa di Sant’Anna davanti al monumento ai caduti delle due Guerra Mondiali ed è puntato, di proposito, verso una via del Paese denominata Via cannoni, una via che conduce alla batteria in questione. È questo un chiaro esempio della sopravvivenza nel tempo dei toponimi.

Luciano Chiereghin

Chiereghin ringrazia il dottor Federico Vianello di Veneto Agricoltura che in qualità di responsabile del Bosco Sant’Anna gli ha fornito tutte le agevolazioni, il signor Gabriele Citro di Cà Lino che per primo gli ha segnalato la presenza in loco di uno strano manufatto non identificato e il dottor Federico Vianello di Veneto Agricoltura responsabile della riserva integrale del Bosco Nordio che gli ha permesso di indagare la zona del ritrovamento. Un grazie anche ai due funzionari della Sopraintendenza ai Beni Archeologici e Ambientali di Venezia e Laguna che, dopo aver eseguito un sopralluogo, hanno reputato che la scoperta è di notevole interesse storico e di conseguenza si sono adoperati per mettere sotto tutela la Batteria.

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