Quel che emergenza non è

Nota politica

Tre punti cruciali: scuola, contagi e finanziamenti europei

Anche a voler sfrondare il più possibile il ginepraio dei problemi, in questo mese di settembre la politica si trova a dover affrontare almeno tre questioni cruciali: la riapertura delle scuole, la gestione dei contagi, la messa a punto del piano per i finanziamenti europei. Sono questioni evidentemente intrecciate e a connetterle ulteriormente provvede anche lo sfondo unitario su cui si muovono tutti i soggetti in campo: il voto del 20 e 21 settembre, con il referendum sul taglio dei parlamentari che coinvolge potenzialmente tutti gli italiani insieme a una corposa tornata di elezioni regionali e comunali a cui, soprattutto nel primo caso, viene come al solito impropriamente attribuita una valenza nazionale.

Forse il clima da campagna elettorale può spiegare la pervicacia con cui nel dibattito pubblico viene riproposta come emergenza una quarta questione, quella dell’immigrazione, che è sicuramente un problema degno della massima attenzione, ma emergenza ora proprio non è. Già nel mese di luglio c’era stato il tentativo di rilanciare questo tema propagandistico agganciandolo alla diffusione del Covid. A un certo punto è sembrato quasi che il problema epidemiologico numero uno fosse diventato l’importazione dei contagi attraverso l’arrivo degli immigrati. Nel corso di una pandemia è del tutto evidente che occorra gestire in maniera particolarmente rigorosa gli ingressi dall’estero, ma le cronache delle ultime settimane hanno dimostrato in modo purtroppo sovrabbondante come l’allarme in capo agli immigrati fosse una delle più clamorose fake news. Sono stati i comportamenti irresponsabili di una parte – decisamente minoritaria ma non irrilevante – degli italiani a determinare la ripresa dei contagi e a gettare sulla ripresa post-estiva altri motivi d’incertezza oltre a quelli già prevedibili. Il paradosso è che tali comportamenti sono stati più o meno direttamente incoraggiati – o quanto meno coperti ideologicamente in nome di una pseudo libertà – proprio da quei personaggi e da quelle forze che nello stesso tempo hanno agitato e agitano a fini di consenso politico il tema del “pericolo” immigrazione.

I rischi di questa deriva culturale falsamente libertaria e anti-solidaristica li aveva additati un mese fa, e in modo esplicito, lo stesso capo dello Stato. “Talvolta viene evocato il tema della violazione delle regole di cautela sanitaria come espressione di libertà”, aveva detto Sergio Mattarella nel discorso alla stampa parlamentare, ma bisogna evitare di “confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri”. Il fatto che certe posizioni trovino spazio soprattutto (ma non esclusivamente) negli ambienti di una certa destra, può richiamare alla mente una radice profonda di individualismo e di superomismo. Ma forse non c’è bisogno di scomodare Nietzsche: è solo propaganda elettorale.

Stefano De Martis

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